La crisi di identità dell'adolescente

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Un problema fondamentale nell’adolescente è lo scoprire:

  • chi è,
  • che cosa sarà,
  • quali sono i suoi principi,
  • che cosa farà.

É un processo in parte conscio e in parte inconscio, che Erik Erikson ha definito “Crisi di identità” nella sua biografia dedicata a Martin Lutero (Il giovane Lutero, Armando, Roma, 1967).

Un adolescente maschio o femmina, deve separarsi affettivamente dai genitori per scoprire chi è e che cosa vuol essere; tuttavia non solo ha ereditato da loro le cellule dei cromosomi alle quali sono legate le caratteristiche ereditarie (geni), ma per tutta la vita seguirà il loro modello.

Il risultato finale dipenderà da tre fattori:

  1. l’intensità della sua dipendenza,
  2. il grado della sua ribellione,
  3. il tipo di società che ha intorno a sé e che cosa la società pretende da lui.

Prima di trovare la sua personalità, un adolescente può essere, di momento in momento, sognatore, mondano, cinico, arguto, avvocato delle cause perse, asceta o monaco.

Quando tenta di emanciparsi dai genitori, ha bisogno di un forte legame con ragazzi della sua stessa età, e in principio con quelli del suo sesso, per l’innato tabù che sente verso il sesso opposto.

Queste amicizie fra lo stesso sesso o fra sessi opposti hanno una funzione di aiuto esterno, simile a quella delle impalcature usate per sorreggere i palazzi durante i lavori di rifacimento. Esse sono di aiuto agli adolescenti in quel momento di transizione in cui essi non si identificano più con i genitori, ma non hanno ancora trovato una loro identità.

Un adolescente trova se stesso individuando nell’amico che ha scelto molti tratti simili ai suoi (amano le stesse cose, detestano lo stesso insegnante). Avendo gli stessi gusti, non sentono più la solitudine e acquistano un senso di sicurezza in se stessi. Due ragazzine parlano continuamente tra loro lungo tutto il tragitto da scuola a casa, parlano ancora per una buona mezz’ora davanti alla casa di una delle due, e finalmente si separano. Ma, appena l’altra arriva a casa, si telefonano per continuare le confidenze.

Alcuni adolescenti vincono il loro sentimento di solitudine adeguandosi con conformismo agli atteggiamenti dei compagni di classe, negli abiti, nella pettinatura, nel linguaggio, nella scelta delle letture, aspirazioni, divertimenti. Quello che è importante per gli adolescenti è che le loro scelte siano diverse da quelle che farebbero i loro genitori. Se ciò che a loro piace irrita o sconvolge i genitori, tanto meglio. E tuttavia significativo che anche quegli adolescenti che si comportano nel modo più anticonformista per distinguersi dai loro genitori, modellano tuttavia i loro gusti su quelli dei loro amici.

La maggioranza degli adolescenti hanno vergogna dei propri genitori per alcuni anni, specialmente in presenza dei loro amici. Ciò è collegato, in parte, alla ricerca ansiosa della propria identità e in parte all’esasperata coscienza di sé tipica di questa età. Soprattutto vogliono essere uguali ai loro amici ed essere a loro accetti. Essi hanno paura che se i loro genitori non si comportino esattamente come gli altri, essi stessi saranno rifiutati dai loro amici. Ciò che gli adolescenti rimproverano ai loro genitori qualche volta è insignificante, d’altra parte i genitori non devono subire atteggiamenti scortesi.

Il miglior consiglio è, di essere affabile con gli amici dei figli, ma non parlare troppo, e non sforzarsi di comportarsi in modo giovanile.

Nel periodo in cui i giovani sono alla ricerca di una identità e di un’indipendenza emotiva, spiano i loro genitori per scoprire in essi segni di debolezza e ipocrisie. Finché i genitori sembrano sinceri nei loro ideali, i figli non si sentono di giudicarli, ma se scoprono anche una lieve ipocrisia, non solo si sentono liberi di criticarli, ma ritengono di essere loro stessi liberi di non rispettare più certe regole morali.