Lo sviluppo del neonato: Come cresce

Durante lo sviluppo i bimbi seguono l'evoluzione completa della razza umana

Non vi è nulla al mondo di più affascinante che osservare la crescita e lo sviluppo di un bambino. Dapprima pensate che consista esclusivamente nel diventare più grande. Poi, quando comincia a fare qualcosa, penserete che “impari i giochetti”. Ma, in realtà è un processo ben più complicato e pieno di un maggiore significato. Ogni bambino, mentre si sviluppa, ripercorre passo per passo tutta l'evoluzione passata dell'umanità, fisicamente, psicologicamente, emotivamente e socialmente. Il neonato inizia nell'utero come una sola piccolissima cellula, proprio come la prima cosa vivente apparve sulla terra. Settimane più tardi, quando è immerso nel liquido amniotico, possiede le branchie come un pesce. Verso la fine del primo anno di vita, quando impara a stare in piedi, celebra il giorno in cui, milioni di anni prima, i progenitori dell'uomo raggiunsero la posizione eretta, dopo di quella a quattro zampe. I nostri progenitori si alzarono in posizione eretta perché avevano trovato cose ben più utili da fare con le mani, invece di camminarci sopra. Il bambino dopo i sei anni rinuncia in parte alla sua dipendenza dai genitori. È affar suo scoprire come deve introdursi nel mondo al di fuori della famiglia. Prende sul serio le regole del gioco. Probabilmente rivive quella fase dell'evoluzione umana, quando i nostri selvaggi progenitori scoprirono che era meglio non vagare nella foresta in gruppi familiari indipendenti, ma formare comunità più numerose. Poi dovettero imparare l'autocontrollo, il modo di cooperare fra loro secondo regole e leggi, invece di dipendere dal vecchio della famiglia che li comandava a bacchetta. Capire che cosa sono in grado di fare i bambini e a quale livello del loro sviluppo sono arrivati è il primo passo per andare d'accordo con loro e mentre li osservate svilupparsi.

Bambini a sviluppo lento

I genitori osservano la crescita dei figli con ansia e sono orgogliosi di ogni piccolo progresso. Ma, si preoccupano immediatamente se il bambino non è alla pari con i suoi coetanei o se non procede regolarmente nel suo sviluppo; si chiedono se il bambino ha qualcosa o se gli hanno trasmesso un patrimonio ereditario alterato. Questo lieve rallentamento nello sviluppo mentale li angoscia, provoca in loro un senso di colpevolezza, mentre raramente è da attribuirsi a insufficiente assistenza, difetti ereditari o colpe dei genitori.

Ogni bambino si sviluppa con un ritmo suo proprio, diverso da quello degli altri bambini, ritmo che è determinato principalmente dalla ereditarietà (normale). La comparsa della deambulazione, della dentizione, del linguaggio, dello sviluppo puberale, l'altezza, tendono a trasmettersi nelle famiglie, pur variando di molto anche nell'ambito della stessa famiglia.

Lo SVILUPPO MOTORIO comprende il sollevamento della testa, lo stare seduto, lo strisciare, la posizione eretta e il cammino. Ciascuna di queste manifestazioni compare a una certa età ma, le variazioni sono ampie, nei bambini normali e sani.

Alcune malattie interferiscono con lo sviluppo motorio, ma vengono diagnosticate dal medico. Nella maggioranza dei casi di sviluppo motorio lento (il 90%) sono fatti di ordine normale.

SVILUPPO DELL’INTELLIGENZA (COGNITIVO): è importante che i genitori sappiano che ci potrebbero essere differenze tra lo sviluppo motorio e quello dell’intelligenza anche se le due aree sono strettamente connesse. Una grossa percentuale di bambini che manifestano un lento sviluppo motorio rivelano in seguito di essere dotati di intelligenza normale. Gli esami per valutare lo sviluppo del neonato, che si fanno di routine in casi di adozione, consistono soprattutto in test di capacità motoria e di responsività agli stimoli sociali, che rivelano se il bambino ha avuto una lesione cerebrale o se ha sofferto per una situazione di abbandono affettivo. Ma, tranne questi casi, nel primo anno i test non ci offrono dei dati specifici sul futuro sviluppo dell’intelligenza. L'intelligenza, che è fatta di ragionamento, di memoria e di elaborazioni di dati, non può essere misurata in maniera definitiva nei primi due anni (anche se esistono delle scale di sviluppo che danno dei punteggi abbastanza realistici anche sotto i 2 anni). L'esame psicomotorio anche nel primo anno di vita può fornire molti utili elementi circa le capacità e le potenzialità del bambino: l'eventuale presenza di ritardi nel campo motorio, più ancora che nello sviluppo del linguaggio, può essere la spia di un deficit intellettuale che si manifesta chiaramente in epoca successiva.

L'intelligenza è più in rapporto con l'ambiente che con l'ereditarietà. Bambini nati da madri con problematiche intellettive, ma adottati da famiglie di buon livello tendono a sviluppare un'intelligenza simile a quella dei loro genitori adottivi.

LO SVILUPPO AFFETTIVO E SOCIALE può dipendere dal temperamento innato del bambino, ma soprattutto dalle sue esperienze. Non è stato dimostrato che l'alcolismo, la delinquenza e i comportamenti antisociali siano ereditati.

Un bambino che ha uno sviluppo motorio rallentato deve essere controllato regolarmente da uno specialista, specie se si mostra poco interessato alle persone e alle cose dell'ambiente circostante. In questo caso dovrà essere visto, oltre che da un pediatra, dallo specialista dell’età evolutiva che è il Neuropsicomotricista.

Nei primi due o tre mesi di vita i bimbi sembrano essere chiusi in se stessi

Nel periodo fino a 2 o 3 mesi il neonato non ha molto contatto col mondo esterno. Gran parte del tempo sembra ascoltare ciò che gli dice il suo io. Quando gli dice che tutto va bene, è molto quieto. Quando gli parla di fame o d’indigestione o di stanchezza, è molto irrequieto perché non ha nulla per distrarsi. Per alcuni neonati è un periodo d'irritazione. Uno ha la colica, un altro ha crisi di pianto irritativo, un terzo urla sempre per qualche minuto prima di addormentarsi.

Quando il bambino supera i tre mesi, presta molta più attenzione al mondo che lo circonda. Volta la testa in tutte le direzioni, da solo, e sembra compiacersi di ciò che vede.

Che cosa ne pensa il neonato degli estranei

Potete avere un'idea del progredire di vostro figlio (supponiamo sia una bimba) da una fase all'altra dello sviluppo, osservando le sue reazioni di fronte agli estranei, nelle diverse età. Ecco che cosa succede nello studio del dottore. Un neonato di due mesi non presta molta attenzione al medico. Quando giace sul fasciatoio, continua a guardare la mamma di sopra alla spalla. A tre mesi è la delizia del medico; si aprirà in un gran sorriso tutte le volte che il dottore accenna a sorriderle o le fa una smorfia. Verso i 5 mesi è facile che cambi opinione. Quando si avvicina un estraneo, cessa di scalciare e di borbottare. Il corpo si irrigidisce e guarda fissa e sospettosa, forse per dieci o venti secondi. Poi il suo pancino comincia ad alzarsi e abbassarsi rapidamente: alla fine il mento tremola e cominciano gli strilli. Diventa così eccitata da piangere parecchio, anche dopo che la visita è finita. È un periodo sensibile, in cui la bimba si può allarmare per qualsiasi cosa non familiare, come il cappello di un visitatore o anche la faccia di papà. Probabilmente la ragione principale di questo comportamento è che ora è abbastanza abile da distinguere fra amici e gli estranei. Se la bimba verso i sei mesi è sensibile alle persone nuove, ai posti nuovi, sarebbe opportuno proteggerla dai troppi spaventi (ma senza esagerazione), facendo stare gli estranei un po' lontani da lei finché vi si abitua, specialmente in luoghi nuovi. Si ricorderà del papà in brevissimo tempo.

La maggior parte dei bambini, ma non tutti, trattano gli estranei, compresi i dottori, in modo piuttosto amichevole fra gli otto e gli undici mesi. Ora si interessano di più agli oggetti e alle cose che ai visi nuovi. Ma, tutto cambia verso l’anno. L'età di tredici mesi sia la più sospettosa di tutte. La bambina normalmente a questa età si solleverà in piedi con difficoltà e cercherà di scendere dal tavolo e di aggrapparsi alla mamma. Piange furibonda, affonda la testa nel collo della madre, come uno struzzo. Ogni tanto si ferma un momentino per spiare di sopra la spalla il dottore con occhiate acute come pugnali. Probabilmente cesserà di piangere e di agitarsi appena la visita è finita. Pochi minuti dopo magari andrà all'esplorazione dello studio e farà perfino amicizia con lui.

Incomincia a servirsi della testa nei suoi movimenti

Il neonato impara a controllare il proprio corpo mediante un processo graduale. Inizia con la testa e a poco a poco arriva alle mani, al tronco e alle gambe. Appena nato, sa già come succhiare. E, se qualcosa gli tocca le guance, il ciuccio, la tettarella o le vostre dita, cerca di raggiungerlo con la bocca. È pronto a fare la sua parte nell’allattamento. Se tentare di tenergli ferma la testa, si arrabbia subito e si dibatte per liberarsi. Probabilmente ha questo istinto per non essere soffocato.

I genitori chiedono: “Quando cominciano a vedere?” Questo è un processo graduale come qualsiasi altro. Appena nato, distingue la luce dal buio. Una luce forte lo disturba e gli fa chiudere gli occhi. Nelle primissime settimane incomincia a fissare lo sguardo su oggetti vicini. A due o tre mesi riconosce un volto umano e lo fa vedere. A tre mesi si guarda attorno in tutte le direzioni. Nei primi mesi non può coordinare i due occhi con molta efficacia e spesso sembra strabico.

Un neonato sembra sordo nei primi uno o due giorni perché vi è ancora del liquido nella parte interna delle sue orecchie. Ben presto però acquista un udito acuto e può sobbalzare quando sente un rumore forte e improvviso. Alcuni bambini potrebbero non udire rumori per qualche settimana e la ragione sembra che sia perché il liquido nelle orecchie si riassorbe molto lentamente.

Sorride presto perché è un essere socievole

Verso i due mesi, un giorno il bimbo vi sorriderà quando gli parlate e gli sorridete. Per voi sarà un momento emozionante ed ha un importante significato per il suo sviluppo! Egli sa poche cose, a questa età, non sa usare le mani e neppure voltare la testa da un lato all’altro. Eppure sa già stare in compagnia, sa che è bello avere intorno a sé persone che lo amano e gli piace far vedere che apprezza. Se lo trattiamo con molto affetto e con ragionevole fermezza, egli continuerà a essere buono e socievole, perché questa è la sua natura.

L'uso delle mani

Pochissimi bambini possono mettere il pollice in bocca appena nati, quando vogliono. Ma, per la maggior parte non sanno neppure mettersi le mani in bocca con una certa regolarità, finché non raggiungono i due o tre mesi. E, poiché i pugnetti sono chiusi stretti, di solito ci vuole ancora più tempo prima che possano utilizzare correttamente il pollice.

Ma, il compito principale delle mani è di afferrare e di tenere gli oggetti. Sembra che il bambino sappia in anticipo che cosa imparerà in seguito. Settimane prima di poter realmente afferrare un oggetto, sembra che voglia e cerchi di farlo. In questo stadio, se gli mettete in mano un sonaglio, lo terrà stretto e lo agiterà. Verso i 6 mesi impara a raggiungere un oggetto messo alla portata delle sue braccia. A poco a poco maneggia gli oggetti con maggior capacità. Alla fine del primo anno vuol raccogliere piccoli oggetti, come pastiglie o bottoni, con attenzione, precisione e prudenza.

Mancinismo e destrismo

È un aspetto normalissimo nei bambini e talvolta può essere fonte di confusione per i genitori. Alcuni bambini sono ambidestri durante il loro primo anno di vita e poi pian piano diventeranno mancini o useranno regolarmente la mano destra. Altri invece mostreranno subito una tendenza spiccata per l'uso di una mano o dell’altra e questa tendenza sembra duratura. Altri ancora usano prima una mano per alcuni mesi e poi cambiano e usano l’altra.

Anni fa gli studiosi pensavano che l’uso della mano destra o sinistra fosse innato e che prima o poi questa “laterizzazione” (come viene chiamata) si sarebbe manifestata. Siccome molti studiosi del linguaggio erano convinti che cercare di modificare un mancino poteva talvolta causare dei problemi nel parlare e nel leggere, si pensò che era meglio non cercare di cambiare le tendenze del neonato o del bimbo, per paura di confondere uno che è mancino. In passato uscì un libro in cui era esposta la tesi che mancinismo e destrismo non sono innati, ma frutto dell’abitudine. L’autore raccomandava ai genitori di aiutare con estremo tatto i loro bambini a imparare a servirsi della mano destra fin dall’inizio. Egli era convinto che i bambini che, preferiscono servirsi della mano sinistra, fanno questo più che altro per dispetto (sentimento negativo).

Di fronte a queste due teorie opposte, come devono comportarsi i genitori? Si potrebbe cercare un compromesso fra le due opposte posizioni (anche se quella del dispetto è sicuramente da scartare). Se il vostro bambino sembra all’inizio ambidestro, come è probabile che sia all'inizio, quando comincia a prendere in mano degli oggetti verso i sei mesi oppure usa la mano destra è meglio che vi comportiate come se la sua mano predominante fosse, la destra. Di conseguenza, appendere i giochini nella culla vicini alla sua mano destra, fate lo stesso per i biscotti e più tardi con il cucchiaio. Se invece fin dall'inizio mostra una spiccata preferenza per usare la mano sinistra oppure se mostra di essere mancino più tardi, non lo ostacolate, ma lo lasciatelo seguire la sua inclinazione. Anche se sospettare che usi la mano sinistra solo per provocazione, non contrariatelo altrimenti potrebbe diventare ancora più ribelle e ostinato. È molto importante guidarlo con tatto in questo processo di lateralizzazione, ma non contrariarlo mai.

Rotolarsi e star seduti

L'età in cui i bambini imparano a rotolarsi, a star seduti, a strisciare, a stare in piedi, a camminare, non si può prevedere altrettanto facilmente che l'età in cui acquistano il controllo della testa e delle mani. Molto dipende dal carattere e dal peso. Un bambino vivace ed energico ha gran fretta di muoversi, mentre uno placido e tranquillo preferirà aspettare più a lungo. Il bambino, quando comincia a rotolarsi, non deve essere lasciato su un ripiano come il fasciatoio senza sorveglianza, neppure per il tempo che si impiega a voltargli la schiena, a meno che sia assicurato. Quando sa veramente rotolarsi, non è prudente neppure lasciarlo nel mezzo di un letto matrimoniale. È incredibile la rapidità con cui i bambini raggiungono la sponda.

In generale i bambini imparano a stare seduti fermi (dopo averli aiutati a sistemarsi) fra i sette e i nove mesi. Alcuni aspettano anche fino ad un anno. Ma, prima ancora di possedere la necessaria coordinazione per farlo, il bambino vuol tentare. Quando gli tenete le manine, cerca di tirarsi su; questo desiderio suggerisce sempre ai genitori la domanda: “ A che età posso tenerlo sostenuto con i cuscini, nel carrozzino o sul seggiolone?”. I medici pensano che in generale sia meglio non utilizzare sostegni finché il bambino può star seduto fermo da solo per parecchi minuti: Se sta seduto sui cuscini a lungo, può sforzare legamenti e i muscoli che dovranno più tardi tenergli il tronco diritto. Ciò non significa che non possiate tirarlo su a sedere in grembo o metterlo in carrozzina su un cuscino obliquo, finché il collo e il dorso sono diritti. È la posizione curva che non va bene .a lungo.

Ciò solleva la questione dei seggioloni. Il vantaggio principale si ha quando il bambino mangia i pasti con tutta la famiglia. D’altronde la cadute dal seggiolone sono un incidente comune se il bambino non viene agganciato con gli appositi sostegni. Quando acquistate il seggiolone, prendetene uno a base larga (affinché non si capovolga facilmente) e fornito di una cinghia per legarci dentro il bambino. Non lasciate il bambino per lungo tempo su una seggiola alta o bassa, quando ha imparato a strisciare o a stare in piedi, egli ha bisogno di maggiore libertà.

Un giocattolo o un biscotto quando lo vestite o lo cambiate

Una delle cose che un neonato non impara mai, è che deve star fermo quando lo si cambia o lo si veste. E del tutto contro la sua natura. Dai sei mesi, quando impara a rotolarsi, fino all'anno, quando lo si veste in piedi, si agita o piange indignato perché deve stare sdraiato, come se non avesse mai visto prima un oltraggio simile.

Se tali atteggiamenti sono estremi, c’è qualcosa che può aiutarvi. Un bambino si lascia distrarre se qualcuno gli fa qualche buffo verso, un altro da un pezzetto di biscotto o da una crosta di pane. Potete tenere un giocattolo particolarmente affascinante, come un carillon, che gli date soltanto quando lo vestite. Distraetelo prima di farlo sdraiare, non dopo che ha cominciato a urlare.

Lo strisciare

Lo strisciare può cominciare in qualsiasi momento fra i 6 e i 12 mesi. Alcuni bambini non strisciano mai, stanno soltanto seduti, finché imparano a stare in piedi. Esiste una dozzina di modi diversi di strisciare, e il bambino può cambiare il suo stile quando diventa più abile. Uno impara prima a strisciare all'indietro, un altro su un ginocchio e un piede, con mani e piedi o con gambe tese. Quello che impara a strisciare veloce potrà essere tardivo nel camminare, quello invece che striscia adagio o che non impara affatto a strisciare, ha una buona ragione per imparare presto a camminare.

La posizione eretta

Di solito è acquisita nel quarto trimestre di vita, ma un bambino molto ambizioso e muscoloso può arrivarci fin dai sette mesi. Talvolta ne vedete uno che non sta in piedi fin dopo l'anno, ma sembra vivace e sano sotto tutti gli altri aspetti. Di solito si tratta di bambini placidi e accomodanti. Altri sembrano soltanto tardi nel coordinare le gambe. Non vi preoccupate di tali bambini, se il medico crede che siano sani e finché sembrano vispi per tutto il resto.

Parecchi bambini si mettono in un bel pasticcio quando imparano a stare in piedi ma non sanno ancora sedersi di nuovo. I poverini stanno in piedi per ore, finche sono esauriti dalla stanchezza. I genitori a questo punto si impietosiscono, staccano il bambino dalla ringhiera del box e lo mettono a sedere. Ma, immediatamente egli dimentica tutta la sua fatica e di nuovo si tira su ritto. Stavolta si mette a piangere dopo pochi minuti.

La miglior cosa da fare è di dargli oggetti particolarmente interessante con cui giocare mentre sta seduto, di spingerlo nella carrozzina più a ungo del solito e di consolarsi pensando che probabilmente in poche settimane imparerà a sedersi. Un giorno egli prova; con molta prudenza fa scendere il didietro finché le braccia arrivano alla ringhiera e dopo un lungo esitare si lascia andare. Scopre che non era poi una caduta cosi alta e che il suo sedere è ben protetto.

Col trascorrere delle settimane impara a muoversi tenendosi prima con due mani, poi con una. Finalmente ha sufficiente equilibrio da lasciarle andare per qualche secondo tutte e due, quando è assorbito da qualcosa e non si rende conto di quale impresa stia compiendo.

È pronto per camminare!

Incomincia a camminare

Una quantità di fattori determinano a quale età una bambina incomincia a camminare da sola; ambizione, peso, abilità nel raggiungere alcuni posti strisciando, malattie e esperienze spiacevoli. Una bimba che incomincia a camminare proprio quando una malattia la costringe a letto per due settimane, non ritenterà prima di un mese o anche più. Oppure, se sta imparando e fa una caduta, si rifiuterà di lasciar andare le mani per molte settimane ancora.

Generalmente i bambini imparano a camminare fra i dodici e i quindici mesi. Alcuni bambini, muscolosi e ambiziosi cominciano fin dai nove mesi. Un certo numero di bambini pur essendo intelligenti e sani, non cominciano anche fino a diciotto.

Quando una bambina comincia a camminare, sorge una quantità di piccoli problemi, come le scarpine e la “disciplina”.

Non dovete far nulla per insegnare a vostra figlia o figlio a camminare. Quando i suoi muscoli, i nervi e la mente saranno maturi, non potrete fermarla. Una mamma che si mise in un bel guaio facendo camminare molto il bambino, prima che egli fosse capace di farlo solo. Egli era così divertito da queste passeggiate, per così dire sospese, che pretendeva di farle tutto il giorno. La schiena della madre era quasi rotta.

I genitori di una bambina (o bambino) che comincia a camminare molto presto si chiederanno se questo non faccia male alle sue gambe. Il corpo dei bambini è in grado di stare diritto quando essi sono in grado di farlo da soli, pertanto non si devono anticipare i tempi fisiologici. I bambini talvolta presentano le gambe arcuate, o le ginocchia storte nei primi mesi di deambulazione, ma ciò accade tanto con quelli che camminano tardi quanto con quelli che camminano presto.

Piedi e gambe

Tutti i bambini apparentemente hanno i piedi piatti nei primi due anni, sia perché non si è ancora formato l'arco plantare sia perché i piedini sono tozzi. Quando imparano a stare in piedi ed a camminare, esercitano i muscoli che servono a creare l'arco del piede.

La crescita diritta delle gambe, delle caviglie e dei piedi dipenderà da parecchi fattori, compreso il tipo di sviluppo che il bambino ha avuto dalla nascita e la presenza di rachitismo (ossa molli da insufficienza di vitamina D). Alcuni bambini sembrano avere una leggera tendenza alle ginocchia storte e alle caviglie incurvate, anche se non hanno mai avuto rachitismo. È più facile che il bambino molto grosso abbia queste tendenze. Altri bambini sembrano avere fin dalla nascita una tendenza alle gambe arcuate e a camminare con le punte in dentro, indipendentemente dal rachitismo. Probabilmente, ciò capiti specialmente nei soggetti molto attivi e muscolosi. Se un bambino ha la tendenza alle ginocchia storte ed ha anche le ossa molli per rachitismo, vi accorgerete che le sue ginocchia storte si svilupperanno più rapidamente e con maggiore accentuazione del difetto. Lo stesso succede per le gambe arcuate.

Un'altra causa è la posizione in cui il bambino tiene i piedi e le gambe. Per esempio, alle volte vedete un piede che ruota in dentro all’altezza della caviglia, perché il bambino siede sempre col piede ripiegato sotto di sé in quella posizione. Alle volte si ha il sospetto che il bambino abbia l’abitudine a mettere le punte in dentro perche è stato sempre coricato sullo stomaco e sempre coi piedi che si guardano , o perché si e spinto in un “girello” col lato esterno dei piedi.

Tutti i bambini mettono le punte fuori quando cominciano a camminare, e poi a poco a poco portano in dentro la parte anteriore dei piedi, quando progrediscono. Uno comincia con i piedi ad angolo retto in fuori, come Charlot, e poi finisce col tenere pochissimo le punte in fuori. Il bambino normalmente comincia a camminare con le punte in fuori moderatamente e finisce col tenere i piedi quasi paralleli. Il bambino che invece comincia con i piedi quasi paralleli è facile che finisca col tenere le punte in dentro. Punte in dentro e gambe arcuate si presentano spesse volte insieme.

Il medico nelle visite regolari osserverà le caviglie e le gambe del bambino, poiché comincia a stare in piedi. Questo è uno dei motivi per cui le visite regolari sono importanti nel secondo anno. Se si manifestano debolezze alle caviglie, ginocchia storte, gambe arcuate o piedi in dentro, raccomanderà le scarpe ortopediche. Se c’è sospetto di rachitismo, il medico vorrà un esame più approfondito.

Le scarpe: quando metterle e quali?

In generale non è necessario coprire i piedi del bambino fino a quando non cammina all’aperto. Di solito i piedini hanno la stessa temperatura delle mani, e questo non fa male al bambino. Non è quindi necessario infilargli scarpine di lana o di pelle prima dell'anno, a meno che la casa sia piuttosto fredda.

Quando comincia a camminare, è utile lasciarlo a piedi nudi il più possibile, perché si forma l'arco plantare e le caviglie si rinforzano. Probabilmente, la vera ragione per cui le piante dei piedi sono così sensibili al tatto e al solletico è per ricordarci di tenere l'arco plantare sollevato dal suolo. Camminare su una superficie accidentata contribuisce a rafforzare il piede e i muscoli della gamba. Se fate camminare sempre il bambino su superfici piane o sempre con le scarpe ai piedi (con il loro interno soffice), ciò incoraggia il bambino a rilassare i muscoli del piede e a camminare con il piede piatto, specialmente se il suo arco plantare non è sufficientemente flessibile.

Naturalmente, se il bambino cammina ha bisogno di scarpe per stare all'aperto quando fa freddo o se deve andare su superfici accidentate. È tuttavia opportuno che il bambino continui a camminare scalzo (con calzini antiscivolo) quando sta in casa, fino all'età due o tre anni; possibilmente anche all'aperto; ovviamente, purché il tempo sia bello e si trovi in posti sicuri, come alla spiaggia per esempio.

I medici ed i tecnici di solito raccomandano dapprima suole semirigide, affinché i piedini abbiano piena possibilità di muoversi. È importante tuttavia che le scarpe siano sufficientemente grandi da non far contrarre le punte dei piedi, ma non troppo grandi da scivolar via. Anche le calze devono essere sufficientemente comode.

Le scarpe dei bambini, diventano piccole con una rapidità scoraggiante, talora dopo due mesi e i genitori si devono abituare a controllarle ogni due o tre settimane, per accertarsi che vadano ancora bene. Non ci deve essere soltanto lo spazio appena sufficiente per le punte dei piedi, perché queste, camminando, vengono spinte avanti a ogni passo. Ci deve essere abbastanza spazio vuoto in punta, quando il bambino è in piedi, perché ci stia almeno mezza unghia del vostro pollice, prima di toccare l'alluce del bambino. Non potete giudicarlo se il bambino sta seduto, perché i piedi allora non riempiono le scarpe come quando sta ritto.

Se il medico prescrive supporti nelle scarpe per correggere le caviglie deboli o le punte in dentro o le gambe arcuate o le ginocchia storte, può consigliare scarpe robuste con suola rigida. Le scarpe ortopediche non servono molto, se sono morbide. Di solito devono essere alte.

Ma, se i piedi e le gambe del vostro bambino sono robusti, potete prendere scarpe semirigide, anche economiche, purché gli vadano bene e siano abbastanza grandi.

Le scarpe di tela sono considerate soddisfacenti da molti dottori purché non provochino sudorazione del piede. I piedini sono in genere un po' tozzi per i primi due anni e quindi può succedere che le scarpe basse non stiano altrettanto bene quanto quelle alte.

Il neonato quando incomincia a parlare?

In genere i bambini cominciano a emettere verso l'anno alcuni suoni che hanno qualche significato. Ma ci sono bambini perfettamente normali e sani che aspettano molto più a lungo. Sembra sia piuttosto una questione di carattere o di personalità. Il bambino affettuoso ed espansivo vuole parlare appena può. Il tipo quieto e osservatore sembra voglia passare il tempo ad osservare solennemente il mondo prima di decidersi ad esprimere la sua opinione.

Anche l’ambiente in cui vive il bambino e il modo di crescerlo sono importanti. Se i genitori, sotto tensione nervosa, sono sempre silenziosi, quando si occupano del loro bimbo, col tempo sentirà la mancanza di calore e si ritirerà nel suo guscio. All’opposto, se gli adulti della famiglia sono sempre attorno alla bimba parlandole, annoiandola continuamente, lei si sentirà a disagio e non risponderà quando ha gente attorno. Non ha ancora un’età in cui può rispondere per le rime o uscire a passeggio per evadere da tutto ciò.

La gente, vecchia o giovane, parla volentieri quando si trova con amici simpatici e cordiali. Anche la bambina, con la differenza che questa deve avere, prima di tutto, molta voglia di imparare le parole.

Si dice talvolta che un dato bambino non ha imparato a parlare perché tutta la famiglia lo riverisce o lo serve, gli dà ogni cosa prima che egli abbia tempo di capire ciò che vuole. Queste cure esagerate possono far rallentare un poco il bambino nell'imparare nuove parole, ma non lo possano rendere silenzioso, a meno che la famiglia non lo protegga troppo e non freni la sua espansività.

Qualche volta capita di sospettare che la bambina sia lenta a trovar le parole perché i genitori usano con lei lunghe frasi e perciò non ha mai la possibilità di afferrare una sola parola alla volta per impararla. Ciò non è frequente perché viene istintivo a tutti di usare dapprima parole isolate col neonato o di dare risalto alla parola importante della frase.

Il ritardo nel linguaggio è indice di ritardo nello sviluppo mentale? È facile che questo sia il primo pensiero preoccupante che viene ai genitori. È vero che alcuni bambini mentalmente tardivi parlano anche tardi, ma molti adoperano le parole all'età normale. Naturalmente la bambina che ha un grave ritardo, che non sa stare seduta, per esempio, prima dei due anni, sarà anche tardiva nel parlare. Ma il fatto è che una grande maggioranza di tardivi nel linguaggio, anche di quelli che non parlano fino a tre anni, hanno intelligenza normale, alcuni anzi eccezionale.

Come vi dovete comportare nel caso che la vostra bimba sia tardiva nel parlare? Non affliggetela troppo e non affrettatevi a concludere che e lenta a capire. Mostratele invece tutto il vostro affetto, siate tenera con lei e non siate invece autoritaria. Datele la possibilità di stare vicino ad altri bambini in mezzo ai quali si troverà un suo posto e farà valere la sua personalità. Rivolgetevi a lei con parole semplici e in modo amichevole, incoraggiatela a indicare le cose con il loro nome. La bimba di carattere timido starà ancora più silenziosa, se capisce cha qualcuno la osserva.

Tutti i bambini cominciano pronunciando male quasi tutte le parole che usano, ma a poco a poco migliorano. Capita che uno continui ad avere difficoltà con un suono e un altro con altri suoni. Alcune di queste cattive pronunce (dislalie), sono dovute a un uso maldestro della lingua oppure ad un difetto di un altra parte dell’apparato vocale. Altre dislalie sembrano dovute a ostinazione del bambino. Egli si attaccherà alla pronuncia sbagliata di una parola, quando già da molto tempo ha imparato a emettere correttamente lo stesso suono in un'altra parola. Piccoli ritardi come questo non sono importanti se il bambino in genere è bene abituato, espansivo ed evoluto sotto gli altri aspetti. È bene correggere il bambino una volta tanto e amichevolmente. È un errore essere troppo seri o pignoli a questo riguardo.

Che fare con una bimba che ha un linguaggio così inceppato a tre, quattro, cinque o più anni, tanto che gli altri bambini non possono capirla e la prendono in giro? È necessario andare da uno specialista per il linguaggio (logopedista), se ce n’è uno che sappia andar d'accordo con bambini piccoli e quindi sia in grado di rendere loro piacevoli le lezioni. Ad ogni modo questa bambina ha bisogno di una regolare compagnia con altri bambini, il più possibile vicini a lei come età, preferibilmente in una buona scuola materna, fino a quando è pronta per andare a scuola. Una buona insegnante o terapista può proteggere con molto tatto questa bambina dalle beffe dei compagni e può spesso aiutarla più facilmente dei genitori a parlare, perché non si preoccupa tanto e non è tesa come i genitori. Alcune scuole hanno abili insegnanti e specialisti del linguaggio.

Il parlare volontariamente in modo sempre e troppo infantile compare più spesso nel bambino che è geloso di un membro più giovane della famiglia, il quale, secondo lui, riceve troppa ammirazione e affetto. Vi è un altro tipo di linguaggio affettato, quale si osserva nel bambino che non ha rivali di cui preoccuparsi. Per esempio, la bambina con riccioli e abitini eleganti, che è l'unico rampollo di una famiglia troppo tenera. Tutti sono così contenti di averla come giocattolo, che dimenticano che deve crescere. Continuano a parlarle con balbettii infantili e le dimostrano di volerle più bene quando agisce da piccolina e fa la vezzosa. Non si può biasimarla se gioca come vogliono i genitori. Ma avrà un periodo difficile quando andrà con altri bambini della sua età, perché questi non la giudicheranno vezzosa; penseranno invece che sia un gran fastidio.

Se i disturbi e i ritardi del linguaggio nel bambino non devono essere, entro certi limiti, fonte di eccessiva preoccupazione per i genitori, sarebbe tuttavia grave errore sottovalutarli sistematicamente, poiché essi possono in certe circostanze rappresentare il sintomo più evidente di una lesione celebrale.