A che serve la scuola?

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La scuola deve soprattutto insegnare come comportarsi nella vita

Le diverse materie di studio mirano semplicemente a questo scopo. Nei tempi passati si usava pensare che tutto ciò che poteva fare la scuola era di insegnare ai bambini a leggere, scrivere, far di conto e mandare a memoria un certo numero di avvenimenti riguardanti il mondo. Un noto professore racconta che, ai suoi tempi, dovette imparare a memoria la definizione di una preposizione che pressappoco suonava così: “Una preposizione è una parola, in genere con un significato di luogo, di direzione, di tempo o di altra relazione astratta, usata per congiungere un nome o un pronome, in senso oggettivale o avverbiale, con un’altra parola”.

Naturalmente questa frase imparata a memoria significava ben poco per lui e non gli servì molto. Si imparano le cose soltanto quando significano qualcosa per noi. Uno dei compiti della scuola è di rendere gli argomenti così interessanti e veri, che i bambini vogliano impararli e ricordarli.

Con i libri e discorsi potete giungere soltanto fino a un certo punto. S’imparano meglio vivendole veramente, le cose che si studiano. I bambini impareranno più aritmetica in una settimana gestendo un negozio a scuola, dando il resto e tenendo l’amministrazione, che in un mese studiando un libro di fredde cifre.

Non c’è gusto a sapere un sacco di cose, se non potete essere soddisfatto, se non sapete andar d’accordo con la gente né svolgere il lavoro che volete. Il buon insegnante cerca di comprendere ciascun bambino, per poterlo aiutare a superare i suoi punti deboli e a svilupparsi in un individuo equilibrato. Il bambino che manca di fiducia in se stesso ha bisogno di aver successo. Lo sbruffoncello deve imparare a guadagnarsi la stima e l’attenzione che desidera ardentemente, riuscendo bene a scuola e lavorando sodo. Il bambino che non sa farsi degli amici ha bisogno di aiuto per diventare socievole e simpatico. Il bambino che sembra pigro deve scoprire i propri entusiasmi.

Una scuola può arrivare soltanto fino a un certo punto, con un programma rigido in cui ciascun legge in classe da pagina 17 a pagina 25 sul libro di italiano nello stesso tempo, e poi esegue gli esempi a pagina 128 del libro di aritmetica. Va abbastanza bene per il bambino che ha uno “sviluppo normale” che comunque si adatta. Ma, è troppo lento per gli scolari con abilità superiori, troppo rapido per quelli che presentano difficoltà. Al ragazzo che odia i libri, offre la possibilità di ficcare pezzetti di carta nelle trecce della bambina davanti. Non fa nulla per aiutare la bimba che è solitaria o il bambino che ha bisogno di imparare a collaborare con gli altri.