Problemi e malessere a scuola e le difficoltà nello studio

Molte sono le cause d'insuccesso a scuola

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I problemi individuali sono più frequenti quando la scuola usa sistemi pedagogici severi, quando l’atteggiamento verso i bambini è duro e militaresco, quando le classi sono troppo numerose per un'assistenza individuale. Nei ragazzi stessi vi sono molte ragioni che giustificano il loro disadattamento. Dal lato fisico vi sono i difetti della vista, la sordità, qualche volta la fatica o una malattia cronica. Dal lato psicologico troviamo il ragazzo che non riesce a leggere per una speciale difficoltà a riconoscere le parole, il bambino che è troppo nervoso e preoccupato per altre cose, quello che non sa andare d'accordo con l'insegnante o con i compagni. C'è il bambino troppo sveglio e quello che non riesce a seguire perché la sua intelligenza non è matura.

Non rimproverare né punire il bambino che esprime una qualche difficoltà. Cercate di scoprire le cause di tale difficoltà. Consultate il preside o l'insegnante. Fatelo esaminare da uno specialista dell’età evolutiva (Neuropsicomotricista) se è presente nella scuola e se vi sembra necessario. Consultate un Neuropsicomotricista o un neuropsichiatra infantile, se non è possibile ricorrere ad uno specialista attraverso la scuola. Fatelo visitare anche “fisicamente” compresa la vista e l’udito. 

Il ragazzo d’intelligenza sopra la media

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In una classe dove ciascuno segue "esattamente" la stessa lezione, il bambino più intelligente dei compagni della sua età si annoierà, perché lo studio gli riesce troppo facile. La sola soluzione sembra quella di fargli saltare una classe. Il risultato non sarà cattivo se il bambino è alto per la sua età e maturo. Ma, se non riesce, è facile che si senta isolato e sperduto. Sarà troppo piccolo perché competa nei giochi o essere ammirato nelle feste da ballo. È probabile che abbia più interessi infantili dei compagni e che questo gli impedisca di farsi degli amici.

Che bene gli fa entrare al liceo o all'università molto giovane se deve diventare un solitario?

Nella maggioranza dei casi è molto meglio per il bambino superdotato restare nella classe vicina a lui per età, purché la scuola abbia un programma vario, che può essere "arricchito" per lui.

Per esempio, è lui che legge i libri più difficili della biblioteca di classe. Quando un bambino intelligente studia per il voto e per far piacere alla maestra, gli altri bambini fanno in fretta a chiamarlo "secchione" e "cocco della maestra". Ma se lavora ai progetti del gruppo, tutti lo apprezzano di più, per il maggiore aiuto che egli può dare.

Anche se considerate vostra figlia o figlio un'eccezione, non cercate mai di metterlo in una classe più avanti senza il consiglio dell'insegnante: di solito sa giudicare molto meglio la sua maturità. È crudele mettere un bambino in un posto al di sopra delle sue capacità. Alla fine avrà risultati scadenti e sarà lasciato indietro più tardi. Questo ci conduce al problema di insegnare a un bambino intelligente a leggere e far di conto a casa prima che incominci la scuola. Un genitore dirà che il bambino fa domande intorno alle lettere e ai numeri e in pratica insiste perché gli si insegni. Questo è vero fino a un certo punto con alcuni bambini, non è un danno rispondere casualmente alle loro domande.

Ma, v'è anche un altro aspetto, in molti di questi casi. Spesso salta fuori che i genitori stessi sono molto puntigliosi per natura in conseguenza d'intense rivalità nella propria infanzia, e sono più ambiziosi per il proprio figlio di quanto forse credono, e desiderosi che egli eccella. Quando fa i suoi giochi molto infantili o rumorosi, gli prestano soltanto una normale attenzione. Ma, quando egli manifesta un interesse per la lettura in tenera età, luccicano loro gli occhi e lo aiutano con entusiasmo. Il ragazzo sente il loro piacere e risponde con maggiore interesse. Sarà così distolto dalle occupazioni naturali della sua età e si volgerà a qualcosa di scolastico prima del tempo.

I genitori non sarebbero bravi genitori se non si rallegrassero delle buone doti dei figli. Ma, è necessario distinguere fra gli interessi dei bambini e le grandi speranze dei genitori. Se i genitori che sono ambiziosi lo ammetteranno onestamente con se stessi e non cercheranno di regolare la vita dei figli secondo le loro ambizioni, questi cresceranno più felici e più bravi e daranno alle fine maggiori soddisfazioni ai genitori. Questo vale non soltanto per la lettura e scrittura precoci, ma per la pressione esercitata sul fanciullo a qualsiasi età, nello studio, nelle lezioni di musica o di danza, nello sport o nella vita sociale. 

Scarso rendimento scolastico dovuto al “nervosismo”

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Ogni genere di preoccupazioni, di difficoltà, di litigi familiari possono influire sul rendimento scolastico dei bambini. Eccovi alcuni esempi, sebbene non comprendano tutte le possibilità.

  • Un bambino o una bimba di sei anni che è arsa dalla gelosia per la sorellina o fratellino, può essere ansioso, “distratto”, incapace di prestare attenzione e può aggredire improvvisamente gli altri bambini senza alcun motivo.
  • Un ragazzo può essere turbato per una malattia in famiglia o una minacciata separazione dei genitori o un’errata interpretazione su argomenti sessuali. Specialmente nei primi anni delle elementari può aver paura di un cane che abbaia, del portiere della scuola, di una maestra dall’aspetto severo, di dover chiedere il permesso per andare al bagno, di recitare la lezione davanti ai compagni. A un adulto sembrano piccole cose, ma per un bimbo timido di 6 o 7 anni possono essere così spaventose da paralizzargli i pensieri.
  • Una bambina (o bambino) di 9 anni che è tormentata e corretta eccessivamente a casa, può diventare così irrequieta e ansiosa da non poter fermare l’attenzione su nulla.
  • Il bambino “pigro” che cerca di non fare i compiti, di solito non è per niente pigro. L’essere vivente giovane di tutte le specie è nato per essere curioso ed entusiasta. Se perde questa caratteristica, lo si deve al fatto che è stato messo fuori strada. I bambini sembrano pigri a scuola per diversi motivi. Uno è ostile per essere stato troppo di continuo stimolato. Lo troverete però abbastanza svelto nelle sue occupazioni private.
  • Talvolta un bambino teme molto di cimentarsi a scuola (o dovunque) per paura di non riuscire. Ciò può derivare dal fatto che la famiglia ha sempre criticato la sua opera o gli ha imposto mete troppo elevate.
  • Per quanto strano, capita che un bambino riesca poco bene a scuola perché troppo coscienzioso. Continua a rivedere la lezione che ha già studiato o l’esercizio che ha già finito, per paura che ci sia qualcosa di incompleto o di scorretto. È sempre indietro, e affannato.
  • Il ragazzo che è stato gravemente privato di affetto e di sicurezza nei primi anni di vita, quando raggiunge l’età della scuola è tipicamente ansioso, irrequieto, irresponsabile, con scarsa capacità di interessamento allo studio o di andare d’accordo con insegnanti e compagni.

Qualunque sia la causa delle difficoltà scolastiche di un bambino, il problema deve essere affrontato da due punti di vista.

Cercate di scoprire la causa fondamentale. Ma scopriate o no ciò che lo tormenta, deve essere possibile all’insegnante con l’aiuto dei genitori, sfruttare gli interessi e le buone qualità che il bambino possiede, per portarlo a poco a poco nel gruppo e verso le cose su cui gli altri lavorano. 

Scarso rendimento nella lettura dovuto a lento sviluppo della memoria visiva (dislessia)

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Per tanti la parola

organo

sembra completamente diversa dalla parola

onagro”.

Ma, per alcuni bambini che non hanno una chiara sensazione di destra e di sinistra, sembra proprio la stessa, perché si legge tanto da destra quanto da sinistra.

Scrivendo, essi spesso invertono le lettere, specialmente

b” e “p

minuscole che confondono con

d” e “q”.

Ma, qualche mese dopo imparano a percepire e ricordare con più esattezza e questi errori diventano sempre più rari alla fine della seconda elementare. Ma circa il 10% dei bambini, specialmente maschi, ha una maggior difficoltà nel riconoscere e ricordare l’aspetto visivo delle parole e continua a capovolgere molte parole e lettere per diverso tempo. Ci vuole molto tempo per insegnar loro a leggere approssimativamente bene e alcuni di loro avranno anche in seguito una certa difficoltà nell’ortografia.

Questi bambini facilmente danno l’impressione di essere “limitati” e spesso finiscono con l’odiare la scuola, perché non riescono ad arrivare al livello degli altri. Hanno bisogno di essere tranquillizzati dai genitori e dagli insegnanti che è soltanto un problema di memoria (così come per molti bambini è difficile ripetere il ritornello di una canzone), che non sono né poco intelligenti né pigri, che impareranno a leggere, scrivere e a sillabare come gli altri.

Molti di loro, per esempio, dovranno imparare con un vecchio metodo, che consiste nel pronunciare ad alta voce le lettere e le sillabe indicandole contemporaneamente con il dito. Se la scuola non è in grado di fornire un aiuto particolare, i genitori dovranno chiedere agli insegnanti e al preside se sia il caso di cercare una persona piena di tatto o una in grado di dare questo aiuto extra al bambino che ha difficoltà. Sarà anche il caso di far esaminare il bambino da uno Neuropsichiatra Infantile e/o da un Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva soprattutto se il bambino ha anche altri problemi emotivi, dal momento che questi possono influire grandemente sulla sua difficoltà a leggere, oppure da un Logopedista. Prima di fare tutto ciò, fate controllare la vista e l’udito del bambino da specialisti: la vista da un oculista e l’udito da un otoiatra. 

Ripetizioni, corsi extrascolastici e lezioni private

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Talvolta l'insegnante consiglia di far dare ripetizioni a un bambino in una materia in cui è rimasto indietro, oppure i genitori stessi le ritengono opportune. È un rimedio in cui bisogna andare con cautela. Se la scuola può raccomandare un buon ripetitore e potete sostenerne la spesa fatelo pure.

In generale un genitore è un cattivo insegnante, non perché il padre (o la madre) non sappia abbastanza, non perché non faccia ardui sforzi, ma perché se la prende troppo a cuore ed è agitato quando il bambino non capisce. Se il bambino è già confuso nella materia, un genitore ansioso aumenterà l'incertezza e la confusione. Un'altra difficoltà è che il metodo del genitore sarà diverso da quello usato in classe. Se un bambino è già scoraggiato dall'argomento a scuola, è probabile che si scoraggi ancora di più quando glielo presentano a casa in un altro modo.

Non si vuole con questo concludere che un genitore non debba dare ai figli aiuto a studiare e fare i compiti, perché in qualche raro caso tutto va liscio. Soltanto si vuole consigliare di parlarne prima a fondo con l'insegnante, ed eventualmente sospendere subito le ripetizioni se le cose non funzionano a dovere.

  • Che cosa dovete fare se vostro figlio vi chiede aiuto per fare i compiti?

Se si trova in difficoltà una volta tanto e si rivolge a voi per una spiegazione, non è un male dargliela. Nulla fa più piacere ad un genitore che avere la possibilità una volta tanto di dimostrare al figlio di sapere qualcosa. Ma, se un bambino chiede regolarmente aiuto, è meglio consigliarsi con l'insegnante. Una buona scuola preferisce aiutare i bambini a capire e poi lasciarli arrangiarsi da soli. Se il maestro o la maestra sono troppo occupati per seguirli bene, dovrete dar loro una mano; ma anche allora aiutateli a capire le cose, non fatele al posto loro.

La fobia della scuola

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Talora succede che una bambina o un bambino manifesti una improvvisa e inspiegabile paura di andare a scuola, più spesso dopo che è stato assente qualche giorno per malattia o per incidente, e specialmente se tale evento si è verificato a scuola. Di solito il bambino o bambina non ha per niente idea di che cosa le incuta paura.

Le ricerche hanno dimostrato che spesso la causa reale ha ben poco a che fare con la scuola.

Un bambino ipersensibile è diventata più indipendente dalla mamma a causa dei suoi sentimenti di colpa riguardanti l’ostilità inconscia che prova verso di lei. La malattia iniziata a scuola e il rimanere a casa con lei hanno portato alla superficie questi sentimenti. Se si concede di rimanere a casa, la sua paura di ritornare a scuola di solito aumenta, anche perché teme di essere rimasto indietro nei compiti e di essere criticato dalla maestra e dai compagni per la sua assenza.

Quindi, è meglio che i genitori si mostrino decisi e lo rimandino subito a scuola e non si lascino convincere dalle sue lamentele e dai suoi pretesi malori. Naturalmente, se non si sente veramente bene, dovete chiamare il medico perché lo visiti. Se è possibile, è bene ricorrere alla consulenza di un specialista dell’età evolutiva (Neuropsicomotricista), il quale, di solito, considera casi come questo di una certa importanza perché sa che in genere peggiorano con il tempo. 

Il bambino che non fa colazione prima di andare a scuola

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Questo problema si presenta qualche volta, specialmente con i bambini di prima e di seconda, all’inizio della scuola in autunno. I bambini scrupolosi sono così intimiditi dalla numerosa scolaresca e dalla maestra, che non riescono a mandar giù il primo pasto della giornata.

Se i genitori li sforzano di prendere qualche cosa, è molto probabile che vomitino andando a scuola o appena arrivati. Questo aggiunge un senso di vergogna, che si somma a tutte le loro altre difficoltà.

Il miglior modo di agire in questo caso è di lasciarli soli durante la prima colazione; lasciate che bevano soltanto succo di frutta o latte, se sono le uniche cose che riescono a mandar giù senza problemi. Se non riescono neppure a bere, lasciateli andare a scuola a stomaco vuoto, certo non è il modo ideale per iniziare una giornata, ma a poco a poco si tranquillizzeranno e, se li lasciate soli, riusciranno molto prima a mangiare al mattino. Questo tipo di bambini di solito mangia abbondantemente a pranzo e poi si rifà di tutto con una cena assai abbondante. Man mano che si abituano alla scuola e alla nuova insegnante, anche lo stomaco diventerà gradatamente più affamato alla prima colazione, sempre però che non debbano, la mattina, lottare anche con i genitori.

Ancora più importante, per il bambino che è timido all’inizio della scuola, è che il genitore parli dei suoi vari problemi con la maestra, affinché questa possa capirlo e si adoperi per superare queste difficoltà. La maestra può fare uno sforzo particolare per essere affettuosa con lui e aiutarlo nei progetti che fa in comune con gli altri, per trovargli un suo ruolo nella scolaresca.